Cronaca: Tisana con Tallio

Dì la verità: ci avevi creduto…

Sarà che quando si parla di tisane, viene sempre un po’ il sospetto che nelle erbe possa celarsi qualcosa di pericoloso: siamo abituati alla rassicurante scatoletta di integratori, colorata e asettica, con tutte le istruzioni per l’uso.

La Natura non ci da fiducia, diciamolo.

La sensazione che quella tisana fosse contaminata ce l’hai avuta anche tu.

E hai pensato che magari l’erborista si fosse sbagliato e avesse aggiunto un po’ di TALLIO alla ricetta, così tanto per gradire.

Non preoccuparti, è difficile leggere al di là delle apparenze quando tutto sembra così evidente!

E poi noi erboristi siamo abituati a stare nell’occhio del ciclone, veniamo spesso citati a sproposito e quando capitano “incidenti” come questo e sappiamo che il pensiero va subito a chi la tisana l’ha consigliata…

Noi erboristi sappiamo che la Natura può essere matrigna e crudele, ma ci sforziamo di conoscerla il più a fondo possibile, di interpretarla secondo varie angolazioni e di scoprirne tutte le virtù, per essere pronti a darti il giusto consiglio.

Recentemente, te ne sarai accorto, è successo più volte che qualcuno si sia intossicato o avvelenato con piante raccolte senza un’adeguata conoscenza.

È il caso di quella coppia di anziani, che hanno scambiato il Colchico con lo Zafferano, e dopo aver fatto il risotto, sono morti in ospedale perché al Colchico non c’è antidoto.

E forse ricordi anche di quella famiglia che ha acquistato e mangiato una confezione di spinaci e Mandragora, che per fortuna è molto meno tossica del Colchico, e se l’è cavata con qualche giorno in ospedale.

Quindi capisco il tuo timore, perché è quello che ha consentito la sopravvivenza della nostra specie.
Se i nostri predecessori avessero assaggiato l’erba sbagliata, sarebbero certamente morti e noi non saremmo qui a parlarne.

Ecco perché la tradizione è importante, e occorre tramandarla!

Di solito i vecchi insegnavano ai più giovani a riconoscere ad esempio l’Ortica e quindi a non toccarla, oppure li mandavano a raccogliere le foglie grandi della Malva, quelle più ricche e più carnose, per qualche malessere dei familiari.

Questa tradizione rimane ancora viva nelle campagne e nei piccoli centri rurali, ma sta sparendo nelle grandi città.

Qualche giorno fa, una mia giovane cliente mi ha confessato di non aver mai visto la Camomilla in fiori, ma solo in bustine.

Immagina lo stupore nell’ammirare quei capolini gialli e l’espressione estasiata nell’annusare l’inconfondibile aroma infilando il naso nella busta da un chilo!

Un’esperienza da fare almeno una volta nella vita!

Il mio invito di oggi è quello quindi di condividere ciò che sai della Natura: sforzati di ricordare qualche aneddoto o esperienza e parlane con i tuoi figli o nipoti, oppure chiedi ai tuoi genitori di raccontarti di quando erano bambini, succhiavano fili d’erba e si arrampicavano sugli alberi.

 

Alla prossima con #erbeesaluteinpillole

 

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